homepage > stampa :: jam #136 - aprile 2007
 
marillion: articoli & interviste
° Classic Rock #105 - may 2007
° Metal Hammer #4 - aprile 2007
° Jam #136 - aprile 2007
° Classic Rock #91 - april 2006
° Classic Rock #71 - oct. 2004
° Jam #106 - luglio/agosto 2004
° Classic Rock #68 - july 2004
° Steve Hogarth - aprile 2004
° Pete Trewavas - aprile 2004
° Pete Trewavas - giugno 2003
° Classic Rock #52 - april 2003
° Classic Rock #51 - march 2003
° Steve Hogarth - nov. 2002
° Q Magazine #191 - june 2002
° Steve Hogarth - aprile 2002
:: jam #136 - aprile 2007 ::

autore: Massimo Longoni

MARILLION: Se il prog è indipendenza
Ci sono band che dopo quasi trent’anni di carriera possono permettersi di vivre di rendita. Gli album si susseguono senza lasciare traccia e offrono semplicemente il pretesto per dare vita a nuovi tour (in alcuni casi faraonici) senza nulla togliere, ma soprattutto aggiungere, alla loro discografia. Altri gruppi questa “fortuna” non ce l’hanno, e sono costretti a guadagnarsi la pagnotta di volta in volta.
E così i Marillion, giunti alla prova in studio numero quattordici, si presentano con un lavoro come Somewhere Else che di sicuro non è fatto per dare il contentino a chi si aspettava un album canonico, classico, in qualche modo prevedibile. Un bel salto nel buio, tenendo ulteriore conto dell’ulteriore handicap rappresentato dall’avere sulle spalle un “macigno” come Marbles, un gioiello che nel 2004 aveva messo d’accordo critica e pubblico.
“Una volta che il progetto Marbles era finito ci siamo guardati in faccia e ci siamo chiesti: e ora che facciamo?” racconta Mark Kelly, tastierista e membro storico della band. “Non si trattava di un lavoro come tutti gli altri. Parliamo di un doppio album, con un vero e proprio libro a corredo e un tour successivo impegnativo coronato da un dvd e un album dal vivo. Non era facile dare un seguito a tutto questo”.
In un modo o nell’altro bisognava ripartire ma, come prevedibile, la genesi di Somewhere Else è tutt’altro che semplice. “Ci siamo ritrovati per comporre i pezzi nuovi, ma dopo qualche mese di lavoro ci siamo resi conto di essere ad un punto morto, non eravamo molto soddisfatti di quello che avevamo realizzato fino a quel momento”. Il punto di svolta arriva nella primavera del 2006, quando i cinque rientrano in studio questa volta accompagnati da Mike Hunter, a cui viene affidata la produzione dell’album. “Lo conoscevamo da tempo perché ai tempi di Brave era l’assistente di studio. Ha un approccio molto diverso dagli altri produttori con cui abbiamo lavorato. Le cose con lui hanno funzionato da subito”. Alla fine la band esce dalle sessioni di lavoro con 16-17 pezzi pronti. “Quasi due ore di musica, potevano bastare per un altro doppio” racconta Kelly “ma abbiamo sfoltito e messo da parte alcune cose per il futuro perché volevamo qualcosa di molto compatto”.
Rispetto al passato recente, con Hunter la sterzata è brusca, a partire dall’impostazione di lavoro. Se Dave Meegan era un cesellatore bravissimo a limare e i infiocchettare un prodotto già finito a livello compositivo, Hunter guida la crescita dei pezzi sin dalle prime battute, indicando in qualche modo al gruppo la strada da seguire. “Meegan ha prodotto quattro album per noi (Brave, Afraid Of Sunlight, Anoraknophobia e Marbles, nda) e tre di questi sono forse le cose migliori che abbiamo mai fatto” spiega Kelly. “Però abbiamo deciso di affidarci ad altri per qualche tempo proprio per esplorare nuove strade e non rischiare di ripeterci. Mike è stato attivo da subito, arrangiando dei pezzi, persino suonando delle piccole parti, al punto che ad un certo momento ha dovuto rassicurarci sul fatto che non stava cercando di entrare nella band!”.
Ma le novità coinvolgono anche il sound. Raffrontando Marbles e Somewhere Else, oltre alla presenza di pezzi decisamente più rock come The Other Half, The Wound e soprattutto Most Toys (“Ma questo non è stata una volontà di Hunter, sono venuti spontaneamente, semmai lui ci ha incoraggiato dicendo che gli piacevano”), salta subito all’occhio la differenza nella lunghezza dei pezzi, più brevi in quest’ultimo. Particolare non indifferente agli occhi dei fan più ortodossi perché spesso a brani lunghi si associa la parola progressive. “Sì, lo so che è così” conferma sorridendo il tastierista “in effetti a volte può essere vero. Ma secondo me è anche vero che spesso un brano lungo è semplicemente qualcosa sul quale non si è lavorato abbastanza e nel quale si sono lasciate cose superflue. Se devo essere sincero, guardando alla nostra carriera, sono convinto che oggi facciamo una musica molto più complessa di quella degli inizi, anche se le canzoni sono più corte”.
Con Anoraknophobia (2001) prima e soprattutto con Marbles poi, la band si è spinta avanti nell’utilizzo commerciale di Internet, cementando il rapporto con i fan più affezionati. Con quei due album vengono lanciate campagne di prenotazione dei lavori per raccogliere fondi da utilizzare in un caso per la realizzazione del disco e nell’altro per la sua promozione. Per Somewhere Else niente di tutto questo, si è tornati ad un approccio classico di scrittura – realizzazione – vendita. Viene da chiedersi il perché dal momento che l’esperimento aveva funzionato alla grande. “E’ una cosa che mi tocca molto da vicino” spiega Kelly “perché quella delle campagne era stata una mia idea. Ci ha dato modo di essere liberi e di avere il controllo su tutta la fase produttiva e quindi è stata un’esperienza positiva. Oltretutto abbiamo fatto qualcosa di speciale per chi ha deciso di aderire all’iniziativa dandoci fiducia (un’edizione speciale, con tutti i nomi di chi aveva partecipato, nda). Insomma, i fan erano contenti. Però, è come quando chiedi i soldi in prestito ad un amico: una volta va bene, due anche, la terza si può fare, ma alla quarta rompi le scatole. Insomma ci sentivamo un po’ a disagio a chiedere ancora i soldi in anticipo ai nostri fan al buio e quindi abbiamo preferito seguire una via più tradizionale”. La band ha trovato comunque il modo di autofinanziarsi. “Con le campagne di preordine c’era anche un problema legato ai tempi. Se noi chiedevamo i soli per la realizzazione dell’album, al momento della pubblicazione i soldi erano finiti ed eravamo punto e a capo. E alla fine ci trovavamo sempre in debito, né più né meno che come essere prigionieri nuovamente di una casa discografica. Con i Marillion Weekend, una sorta di mini-festival che facciamo quasi ogni anno e che ormai è giunto alla quarta edizione, riusciamo invece a raccogliere quanto basta”.
Ciò che conta è che i Marillion, in un modo o nell’altro, siano riusciti ad affrancarsi da un rapporto fisso con una casa discografica, potendo così gestire da soli la propria carriera, sia da un punto di vista economico che da quello delle scelte artistiche. Un risultato importante dopo venticinque anni di vita in cui i rapporti con le etichette sono stati spesso difficili. Tanto che, in parte, questi contribuirono alla separazione da Fish nel 1988. “All’epoca l’errore che commettemmo, noi e il nostro management, fu quello di non fermarci mai e alla fine i rapporti personali si sgretolarono” ricorda Kelly. “Ma dopo il grande successo di Misplaced Childhood, le pressioni per avere al più presto un album nuovo erano troppo alte. Sono però convinto che anche se avessimo superato quella crisi, ce ne sarebbe stata un’altra da lì a poco”.
Dall’ingresso di Steve Hogarth come nuovo cantante, invece, nonostante momenti difficili (l’emorragia di vendite, la rottura del contratto con la EMI), il gruppo si è consolidato anno dopo anno. In tempi di reunion a raffica, fa un po’ effetto vedere un quintetto inalterato da 18 anni e che nella sua intera storia ha vissuto solo una separazione, per quanto traumatica e decisiva. “Il nostro segreto è semplicemente che tra noi tutto fila alla perfezione. Ci divertiamo ancora, abbiamo stima l’uno dell’altro e apprezziamo le rispettive idee musicali” dice Kelly. “E poi siamo dispettosi, lo facciamo per dimostrare a tutti quelli che si separano e si riuniscono che sono nel torto. Noi vogliamo restare qui ogni anno a darvi il tormento”.
news | biografie | discografia | stampa | testi e traduzioni | coverband
home | marillion | altri artisti | spazio utenti | forum | contatti | mappa