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| :: classic rock #52 - april 2003 :: |
autore: Rick Wilson (traduzione: Andrea Falco) |
DAGLI ARCHIVI: 'Un concerto dal passato'
MARILLION: St. George's Hall, Bradford, England, December 10th, 1989
Il dilemma apparentemente insormontabile che i Marillion dovettero fronteggiare verso la fine del 1988, fu quello di trovare il modo di sostituire il loro frontman Fish, e, oltretutto, di trovare un cantante che avesse l’audacia e le palle anche solo di provarci. Dopotutto Fish era più di un semplice cantante; la sua personalità socievole e la sua grande capacità nello scrivere le liriche avevano rappresentato la potente immagine e l’anima che la band aveva smerciato nei sei anni precedenti.
Sarebbe stato semplice per i Marillion sostituire Fish con una sua imitazione, per riciclare gli hits e proseguire nel solco della tradizione, ma la band era troppo coraggiosa – e incosciente – per farlo. Invece essi scelsero Steve Hogarth, minuscolo quanto Fish era grosso, le cui precedenti esperienze molto “orientate verso il pop” con gli How We Live e gli Europeans non lo facevano sembrare una scelta molto azzeccata – specialmente quando nella sua prima foto ufficiale con la sua nuova band sfoggiava una capigliatura molto “new romantic”-.
Tuttavia la saggezza della loro scelta fu che Hogarth chiaramente non era Fish. Se in lui mancavano abiti variopinti, elmi ed il volto dipinto questi erano compensati dalla sua sottilmente accattivante presenza scenica, e la sua voce distintamente originale ed immediata (certamente non nello stesso timbro di quella del suo predecessore) rendeva la sua nomina una scelta intelligente e perspicace.
Il primo album dei Marillion con Hogarth, il brillante ‘Seasons End’, era stato ben accolto, e sebbene le vendite non fossero state neanche paragonabili a quelle di ‘Misplaced Childhood’ e ‘Clutching at Straw’ erano quanto meno incoraggianti sul fatto che i Marillion senza Fish non erano inconcepibili.
Ma è nei concerti dal vivo che un nuovo cantante scopre se i fan sono pronti ad accettarlo, e Hogarth ha pubblicamente ammesso che era “francamente terrorizzato” dalla prospettiva del suo primo tour inglese. Come il bassista Pete Trewavas aveva acutamente sottolineato prima del concerto: “Sappiamo che stiamo combattendo per la nostra sopravvivenza”.
Oltre a Hogarth, la differenza tra i Marillion nel 1988 e la band cupa che era apparsa sulle scene durante il tour di ‘Clutching at Straw’ era sorprendente. Chiaramente consapevole del vuoto che Fish aveva lasciato, la band stava facendo il deliberato sforzo di iniettare un po’ d’energia sul set. Steve Rothery, che in precedenza preferiva rimanere fermo e raramente si allontanava dalla pedaliera della chitarra, era mobile e sorridente come Hogarth durante tutto il set.
Giustamente a Hogarth era stata lasciata briglia sciolta nella scelta del materiale di Fish che voleva cantare, e sebbene il freddo saltellare fra le canzoni rivelasse il suo nervosismo egli interpretò con sicurezza brani come ‘Slainte Mhath’, ‘Script For A Jester’s Tear’ e ‘Warm Wet Circle’, ed anche ‘Kayleigh’, ‘Lavender e ‘Heart Of Lothian, coraggiosamente incluse, risultarono convincenti.
Tra il nuovo materiale ‘Easter’ fu affascinante, ‘Berlin’ sincera; ‘Hooks In You’ la prova che i Marillion potevano comodamente avventurarsi in un brano “heavy metal” di tre minuti.
Terminando lo show arrampicato su uno speaker circa 5 metri sopra il palco, sciorinando un medley tra ‘Market Square Heroes’ e ‘School’s Out’ di Alice Cooper, Hogarth aveva dimostrato sia le sue credenziali rock sia d’essere più di un semplice sostituto di Fish – com’è testimoniato ora, 14 anni dopo, dall’essere ancora il lead singer del gruppo. |
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